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Catalogo Nazionale — Julia Otxoa

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(Immagine: ALX-IV)


La constatazione da parte di alcuni animali di non esser stati inclusi nel Catalogo Nazionale delle Specie Autoctone, li gettava in una profonda malinconia, dopo la quale spesso sopraggiungeva la morte per inedia. In questo modo scomparve dal paese una gran quantità di uccelli, mammiferi e insetti che si portarono appresso molte specie vegetali, lasciando in poco tempo il territorio alla mercé dei deserti.
Le autorità allora avviarono la catalogazione nazionale delle pietraie e degli arenili, e ne derivò un simile processo d’abbandono vitale da parte di quelli non inclusi, fino al punto che il suolo patrio si ridusse a un minuscolo arenile colpito in continuazione da forti venti d’uragano.
Finalmente, nell’impossibilità di certificare con qualsivoglia catalogazione nazionale l’identità di quei venti collerici, essendo questi di essenza mobile e instabile, lo spirito nazionale andò languendo a poco a poco esattamente come ogni altro segno di vita.


Julia Otxoa (Spagna), Catálogo Nacional

(Tradotto da La nave de los locos)

Delle apparenze — Julia Otxoa

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Era un uomo così magro che il vento poteva portarselo via. Prevedendo una tale sciagura, andava sempre in giro con le tasche piene di pietre. La sorte, però, non gli era favorevole.
Successe durante una di quelle notti nelle quali il vento, per quanto forte, non riusciva a sollevarlo. Il povero uomo, pazzo di gioia, festeggiava la sua fortuna con i marinai del porto. Non era mai stato tanto felice.
All’alba, esile come un angelo, camminava assolutamente ebbro lungo gli imbarcaderi. Dicono che dovette scivolare e cadere in mare mentre cantava. Ad ogni modo, quest’ipotesi non fu mai ammessa. Per le sue tasche piene di pietre pesanti, la versione ufficiale fu quella del suicidio.


Julia Otxoa (Spagna), da Maiali e fiori - Cerdos y flores, Roma, Editorial Empiria, 2006

(Traduzione di Sara Zanghi)

Ottone di Aquisgrana — Julia Otxoa

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Si dice che l'imperatore Ottone di Aquisgrana fosse così tanto perfezionista che, occorsogli una volta un attacco acuto di profondissima malinconia, e avendo deciso fra tristi delirî di porre fine alla sua vita, mise così estrema cura nel lasciar compiuti e rifiniti gli affari di Corte che, prima di suicidarsi, trascorse anni e anni armeggiando con i suoi consiglieri, firmando trattati e ricevendo in mille udienze. Sino al punto che, finalmente tutto in ordine, il povero imperatore Ottone, ormai molto vecchio e malato nel suo letto di morte, proprio non ricordava più lo strano motivo che lo aveva immerso tutta la sua vita in quel folle e frenetico ritmo di lavoro, giammai conosciuto in qualsiasi altra corte imperiale.


Julia Otxoa (Spagna), Oto de Aquisgrán


(Tradotto da Un león en la cocina, Prames, Zaragoza 1999)