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Il codice segreto — Javier López & Sergio Gaut vel Hartman

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- Oggigiorno è possibile imparare qualsiasi lingua in un'accademia - ha affermato il mio interlocutore.
- Non ne sia così sicuro - l'ho contraddetto. E tirando fuori la mia lingua di cinquantadue centimetri sulla quale avevo fatto tatuare il Codice Hamuraki, un manuale di masturbazione nepalese del II secolo, l'ho sfidato. - Impari la mia lingua.


Javier López (Spagna) & Sergio Gaut vel Hartman (Argentina), El códice secreto

(Tradotto da Químicamente impuro)

Il micronarratore — Javier López

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Il signor László Várkonyi, direttore generale delle Edizioni Apró Történetek, aveva indetto una riunione straordinaria di mattino presto. Vi presenziava un solo dipendente, l'editor Pál Csáky, una specie di talent-scout che aveva promosso la narrativa breve in Ungheria fino a portarla ad alti livelli di popolarità. Pál era incaricato di ricercare autori e opere, e a sua volta faceva da filtro. Normalmente, se un autore arrivava alla scrivania del direttore Várkonyi, la sua pubblicazione era più che probabile. Lui era un uomo molto occupato e non voleva perdere il suo tempo a leggere qualcosa che non avrebbe avuto alcun futuro. Tuttavia l'ultimo lavoro che era finito sulla sua scrivania, di un tal Ferenc Szálasi, non gli era piaciuto per niente.
— Ma Pál, per favore, come hai fatto a passarmi questo libro? Che ci vedi in quest'autore? Non è affatto originale, e quello che scrive non è narrativa breve. Quello che ho letto mi è sembrato più lungo del Mahabharata e dell'Odissea messi insieme. Come puoi presentarmi Szálaszy come micronarratore? Dimmi, di', che cosa avrebbe di speciale?
A quel punto l'editor rispose:
— Signor Várkonyi, in questa vita tutto si può imparare. Gli insegneremo a scrivere in un batter d'occhio. Ma intanto la nostra casa editrice vive di micronarratori e doveva approfittare di questa opportunità: Ferenc Szálasi misura appena cinquantotto centimetri.


Javier López (Spagna), El microcuentista

(Tradotto da Breves no tan breves)

Assurdo marziano — Javier López

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(Immagine: Naoto Hattori)


— Lei è un marziano?
— No, sono korindegon.
— E di dove sarebbe?
— No, non è.
— Come non è?
— Korindegon non è.
— Ma a cosa si riferisce col fatto che korindegon non è? Non è che?
— Non è essere marziano.
— Ma questo mi è stato chiaro fin dalla prima parola che ha pronunciato, e da allora lei non ha smesso di dire assurdità.
— No.
— No cosa?
— Korindegon.
Anni dopo sono riuscito a scoprire che korindegon era una varietà di marziano deficiente.


Javier López (Spagna), Absurdo marciano

(Tradotto da Químicamente impuro)

Routine quotidiana — Javier López

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Come ogni giorno, ostentando una puntualità paradigmatica, il direttore del British Museum si dirige personalmente alla porta d'ingresso per supervisionare l'apertura al pubblico.
Il Big Ben dà il segnale. Sono le dieci del mattino. Con la sua caratteristica flemma, apre le porte del Museo. Utilizza una chiave inglese.


Javier López (Spagna), Rutina diaria

(Tradotto da Químicamente impuro)

L'inviato — Javier López

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(Immagine: Linek)


Aveva portato un messaggio di pace. Il loro re si arrendeva, senza condizioni, al nostro popolo. Tuttavia, per quattro anni ancora si continuò a spargere sangue, in modo tanto abbondante quanto inutile. Tutto per l'usanza di uccidere il messaggero.


Javier López (Spagna), El enviado

(Tradotto da El callejón de la carne)