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Indovinello con poeta — Héctor Ranea



Castore e Polluce erano l’ornamento della notte in cui lui nacque e, forse, si potrebbe dire che il suo nome era segnato da una preposizione, ridotta e sincopata, benché avesse qualcosa di predicato al tempo, che sempre cresce. E tutto questo si deduce un po’ alla volta, in realtà soltanto a mo’ di congettura, com’è il suo poema, a partire dalla prima riga del suo grande viaggio.
Non so se il pane adesso sappia di ciò che lui avrebbe gradito; comunque la sua voce tuonò in tante battaglie così come in poemi, e alcune di quelle erano forse più sanguinarie dei secondi, e altre, fortunatamente, furono solo a viva voce, benché, a volte, illuminate da candele oscure. E poche battaglie vinse, di sicuro, e in meno lotte che poemi espresse la sua vera causa. Ciò è certo assai più verosimile di quanto sia l'alloro immaginario che ne annunziò la costellazione della nascita.
Camminò, si fa per dire, il paese intero. Forse fuggendo, ma senza temere, forse lasciando all'oblio la sua parola, con tanto orgoglio come con timore.
Dicono che amò tanto intensamente che mai tornò a incontrare la sua amata se non nella sua morte. Ma è improbabile: a meno che non si consideri che le poesie che le dedicò fossero scene tratte da momenti simili alla morte, all’estasi, al naufragio.
Morì in autunno però non fu foglia, e guardando il mare, oggi invisibile. E anche se questo accadde tempo fa, ancora adesso il suo poema viene letto, perché a percorrere le righe insieme a lui queste ci gettano in turbinii giganti che, se si vuole, possono vincere la Storia, benché tutto quanto esista appena dentro la sua mente, che per fortuna non si spegne mai.


Héctor Ranea (Argentina), Adivinanza con poeta


(Immagine e traduzione dell’Autore — revisione linguistica ed editing: S.V.)

Piccola morte notturna — Héctor Ranea

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Cercai riparo all’ombra
dello scafo di una nave incagliata. Nella cavità di quel ventre un’aria fresca e umida mi donò una calma immediata. Così mi addormentai, alla foce del Río Gallegos.
Risvegliandomi riuscii a udire i granchi picchiettare ciechi contro lo scafo, contro i margini arrotondati, cercandosi l’un l’altro nell’oscurità della barca mezzo affondata.
Istintivamente mi allontanai da quella sfilata di cornee rosse e puntute che cercavano l’alta marea della notte dell’equinozio. L’acqua era già così fredda che non riuscivo nemmeno a tremare.
Alla luce della luna piena, una frazione di secondo prima di addormentarmi, vidi che il dinosauro era già lì.


Héctor Ranea (Argentina), Pequeña muerte nocturna

(Tradotto da Químicamente impuro)

Baratto di inezie — Héctor Ranea





Ho incontrato
il fantasma di un bruco che si guardava dentro uno specchio con un buco nero credendo di essere un coniglio pasquale adorato da bambini fatti di cartone con disegni di cuori e di altre cose, tra cui trifogli. Il bruco ha mangiato un trifoglio ma gli ha fatto aria e così è esploso, riempiendo una parte del buco nero di melassa incongruente.
Un insegnante di matematica che passava giusto un momento dopo ha visto lo specchio, ha messo la mano sulla testa del coniglio ed è uscito saltellando su una bibbia, pensando a una certa ragazza a cui piaceva guardarsi nello specchio e vedersi come la regina di cuori, ma cuori solitari, come il disco dei Beatles che stava gettato accanto a una stufa per scaldare l’acqua che un poeta argentino guardava con occhi trasognati di bambino, pensando a un buon bagno caldo per poi bersi qualche mate giù alla pensione.


Héctor Ranea (Argentina), Cambalache

(Tradotto da Químicamente impuro)

Landru e la sua guerra — Héctor Ranea

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Landru camminava con fare grave e austero per le strade di Gambais. Ormai era già entrato in azione il piano col quale Belin (1) lo avrebbe scoperto, ma non si era reso conto che il numero delle donne morte non era un numero primo.
- 300! – mormorò. – Come ho potuto lasciare che mi sfuggisse la 301?
Rue de Rochechouart era troppo frenetica quel mattino. Era sicuro che lo avrebbero acciuffato senza che fosse potuto arrivare al numero primo. Avrebbe provato a convincere il pubblico ministero che fossero soltanto undici.
- Almeno undici è un numero primo – si disse.

(1) L’ispettore Jules Belin (N.d.T.)

Héctor Ranea (Argentina), Landru y su guerra
(Tradotto da Químicamente impuro)

Di corvi e segreti — Héctor Ranea

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(Immagine: Egor Shapovalov)



È pieno di corvi che contano i turisti tre a tre, gracchiando al vederli. Nascosto, un altro corvo sui campanili somma i totali annotandoli su un abaco complicato. Quando raggiungono un dato numero eseguono diversi compiti, ovvero: a Praga chiamano i pompieri perché li innaffino, a Vienna maghi perché li intrattengano, a Vancouver i loro fratelli perché chiedano da mangiare e a Londra i loro anziani perché rappresentino Amleto nelle piazze.
Le cornacchie di Burgos, cugine di quelli, inventano una coreografia sulla facciata della cattedrale, i tordi del Sud, loro lontani parenti, cantano mentre cacano sui turisti dall’alto dei platani, e i corvi di Paflagonia aspettano il turista in armatura bianca per consegnargli il Graal, ma quello è già morto e sepolto, si dice, in qualche cattedrale d’Etiopia, custodito da avvoltoi sacri.


Héctor Ranea (Argentina), De cuervos y secretos

(Tradotto da Químicamente impuro)

Un bacio secondo Zenone, il saggio — Héctor Ranea

(Immagine: Hidden-target)

Zenone ebbe un grave problema. Non poté mai baciare nessuno, perché affinché le sue labbra potessero toccare quelle dell’altro dovevano percorrere la metà dello spazio e, prima, la metà di di quella metà, e prima la metà di quello. Inoltre, dovevano muoversi, e il movimento era solo apparenza. Questo era il problema. Poté baciare durante un sogno tranquillo ma - dicono fu l’ultimo, quello che non si racconta a nessuno.


Héctor Ranea (Argentina), Un beso para Zenón, el sabio

(Tradotto da Químicamente impuro)

La tua musica preferita — Héctor Ranea

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Eravamo prigionieri. Sebbene alcuni dicessero di no, quella era la verità. Certe notti sognavamo d’essere liberi, che quelli che dicevano che non era certo che fossimo prigionieri avessero ragione. Ma al risveglio era chiaro che sì, che eravamo prigionieri e lo avevano fatto per ucciderci. Uno per volta, più di uno, a gruppi. La realtà ci svegliava ogni giorno con le grida roche di quelli che uccidevano e di quelli che morivano. E la musica, la musica sempre diversa, la musica dolorosa che suonava, lacerandoci.
- Scegli la tua musica preferita - mi disse il carnefice il mio ultimo giorno -. Ti ammazzerò mentre le tue lacrime mostreranno il piacere che ti dà ascoltarla. E se non piangi, non importa: ti ammazzerò lo stesso - sorrise.

Héctor Ranea (Argentina), Tu música favorita

(Tradotto da Químicamente impuro)


Cambio di futuro

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Laublát si alzò dal suo posto al tavolo del bar, lasciando le sue amiche per venirmi incontro, non appena entrai. Rimasi sorpreso. Eravamo stati compagni di scuola e adesso ci ritrovavamo nell’Ufficio Satelliti Dispersi. Era sempre la donna più bella ma non mi aveva mai dato il benché minimo spago. Tanto che quasi credetti necessario presentarmi, ma lei mi stampò un bacio e mi invitò a cenare a casa sua. Accettai, ovviamente. Quella notte indimenticabile nel suo letto, nella vasca da bagno e adesso, come amanti fissi, mi lasciò una lezione. Suo padre sarà pure stato un vigliacco a fuggire, ieri, dal Tirannosauro Rex e calpestare la famosa farfalla di Bradbury che ha cambiato il futuro; in molti casi sarà stato in peggio, però a me, cosa volete che vi dica, me l’ha modificato in un modo stupendo.

Héctor Ranea (Argentina), Futuro confuso

(Tradotto da Químicamente impuro)

Lo specchio in cui la mezzanotte non fa ombre — Héctor Ranea

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(Immagine: AliceinDeadLand)


I miei occhi furono incapaci di sostenere il mio sguardo. Quel riflesso in uno specchio di quel genere era fatto di me, di tutti noi, esseri vaganti senza meta. Ogni qualvolta ci guardavamo in uno specchio rammentavamo quel riflesso e, annichiliti da quella profonda penetrazione cerebrale, ci ritarevamo instupiditi, scontenti, freddi, impauriti. I nostri amori andarono spegnendosi, per l’arte, la musica, per il corpo dell’amato o dell’amata, per la luce e per l’oscurità. Finché i corvi ebbero più stima di se stessi di noialtri della nostra esistenza, e fu in quel tempo che decisero di prendersi in restituzione gli occhi che ci avevano prestato.
Da allora (io sono) siamo incapaci di sostenere i nostri ricordi nelle orbite vuote degli occhi presi in prestito, e poi tutto quanto è andato peggiorando.


Héctor Ranea (Argentina), El espejo en que la medianoche no hace sombra

(Tradotto da Químicamente impuro)

Simmetrie — Héctor Ranea

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— Posso dirti una cosa? — e, senza aspettare la mia risposta, attaccò: — Mi stancano le tue finzioni presuntamente letterarie. Tutti quei parafernalia (direi infernalia metafinzionali, se mi permetti il neologismo) che tu vomiti dai polpastrelli mi scocciano, mi stufano, mi seccano, mi saturano, mi asfissiano, mi annoiano. Sono stufa dalle tue sguaiatezze, delle tue grossolanerie, quelle sporche parole scelte da dizionari volgari, semplici, assurdi. Così come assurde sono le scene che tu monti, i tuoi dubbi, i tuoi argomenti stupidi e mal incamminati.
— Hai finito? Ti dico soltanto che hai scelto un brutto momento per pronunciare parole che ti condanneranno, ma d'altra parte quest'ora è particolarmente funesta per te — risposi.
— E perché? — disse, con calcolata ironia.
— Perché in questo momento io ti sto scrivendo sulla carta con la matita… Posso dirti una cosa? — e, senza aspettare la sua risposta, attaccai: — La matita si cancella con questa.
E, con calcolata ironia, le mostrai una gomma da cancellare.


Héctor Ranea (Argentina), Simetrías

(Traduzione dell'autore — revisione linguistica S.V.)

Se per caso gli avvoltoi — Héctor Ranea

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Gli avvoltoi acchiappano la gente se per caso se ne va a spasso addormentata o quasi, di sorpresa, sempre che non abbia in corpo livelli d’alcool da pregiudicare il loro volo, perché volando si può andare lontano dal suolo oppure arrivargli vicinissimo, e loro mica sono scemi.
Se per caso un avvoltoio svolazza sopra la tua testa corri sotto un cipresso: sono alberi da cimitero e così l’uccellaccio, credendoti già morto, non ti si avvicina subito ma va a trovare la famiglia e avvisa che c’è roba da mangiare (eh sì!; purtroppo ti considereranno roba, ma cosa ci vuoi fare… sono avvoltoi, mica avvocati), giacché sono molto uniti. In quella situazione puoi metterti in salvo in una chiesa, in un ospedale, in qualche buco nel muro e via dicendo.
Ma se non ne incontri di cipressi, caro mio, allora prendi un paio di libri di lezioni di elettronica quantistica, due o tre bottiglie d’acqua fresca, e una manciatina di sale fino fino. Gli avvoltoi, come tutti interessati dalle lezioni di elettronica quantistica, proporranno uno scambio e sicuramente ti offriranno brani della Divina Commedia per bambini, in loro possesso perché quando rubano bambini i loro libri mica se li mangiano, se li conservano per questi casi qua.
L’acqua invece è per te, visto che gli avvoltoi hanno un’alitosi orrenda che ti farà riempire la bocca di saliva, che poi altro non è che acqua, e allora devi mettere da parte le scorte di saliva, la tua. Infine ti chiederai a cosa può servirti il sale se gli avvoltoi, per salvarti la vita, ti costringono a correre sotto il sole; ebbene, ti dico: adorano il sale. Gli animali morti e la gente sprovveduta loro se la mangiano quasi sempre senza sale perché gli è difficile andare nella Puna (*) a prenderlo, e quindi non riescono ad averne a sufficienza. Lo amano talmente tanto che potresti fare un affare con gli avvoltoi invece di cedergli le lezioni di elettronica quantistica.
Tutt’altra questione se ti acchiappano anziché camminando, mentre vai in bicicletta. Loro hanno un gran rispetto della velocità, te lo dico io, e allora forse si limiteranno a accompagnarti sorridenti, volando al tuo fianco a becco spalancato, gustando tra le piume il fresco dell´aria del Mediterraneo, che per loro è una benedizione giacché sono abituati al deserto, alla siccità, al bianco delle ossa.
Voglia Dio che mai ti si avvicinino, gli avvoltoi, ma se per caso succedesse, allora impara a memoria questi suggerimenti. Non si sa mai.

(*) Regione dell’Argentina nota per le sue miniere di sale


Héctor Ranea (Argentina), Se per caso gli avvoltoi

(Revisione linguistica: S.V.)

Viaggi di Oghisseo all’Isola dei Pomodori — Héctor Ranea

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Viaggi di Oghisseo all’Isola dei Pomodori. Vangelo Secondo Virgilio, il suo gatto.
Traduzione dal copto (IV sec. a.C.): Héctor Ranea
Libro 8
Visita alla Capitale dell’Isola dei Pomodori


In occasione del viaggio fino all’isola di Sparasoma, Oghisseo si riunì con la ciurma di artisti che lo accompagnavano, e disse loro queste parole alate:

In verità vi dico, borgomastri e fottuti elegantoni, che questo viaggio sarà di grande importanza per il Peloponneso e Salonicco, terra che rappresento con questa maglietta dai colori tanto vivaci.
Al che la folla rispose un solenne: Amen.

E vi dico la verità, non so dove Sparasoma trovasi esattamente, o vi mentirei. Al che gli artisti replicarono lanciando vimini e giacinti e proferendo imprecazioni, più o meno pesanti.

A quel punto continuò il mastro bussoliere il quale, con una preghiera per trovare Sparasoma tramite il ballo dell’ape longeva che li accompagnava, ammaestrata dal Dio degli Animali Avvezzi Ai Sacri Umani Coccigi, sperava di riuscire nello scopo.

In tal modo il maestro Oghisseo intese mostrare ai suoi seguaci che, prima d’intraprendere un viaggio, era da compiersi un preciso rituale, ovverossia:
Invocare con tutta la propria ignoranza il Dio dei Viaggi Senza Rotta;
Munirsi della tecnologia necessaria per non smarrire la rotta indicata dalla divinità;
Provocare l’ira dei seguaci per dipoi farsi amica la moltitudine.

Il Dio dei Viaggi Senza Rotta si incontrò quindi con Oghisseo, gli mandò alcune foto satellitari su cui la rotta era segnalata da una mano digitalizzata;
Il Dio dei Viaggi Con Rotta Che Avevano Perso La Bussola gli inviò un GPS ad alta definizione con la direzione scansionata per il timone digitale della nave;
Oghisseo allora licenziò il bussoliere, ma il pianto di quello gli fece rivedere la sua posizione e così lo mise a fare il rompiuova nelle cucine;

A bordo della nave To Tomaton (in greco nell’originale) fecero rotta tutti quanti a Sparasoma, con le migliori previsioni quanto a tempeste, uragani, onde, sirene, cacciatorpedinieri USA, aerei militari sparasomari ostili e batteri della peste nera lanciati a caso contro Sparasoma.
Dopo quaranta giorni e trentanove notti pagarono la sciocchezza di settecento svanziche e quaranta centesimi, e così, caro cumpà, giunsero all’Isola di Sparasoma.


Héctor Ranea (Argentina), Viajes de Oguiseo hasta la Isla de los Tomates. Evangelio Según Virgilio, su gato, 2006

(Tradotto da un inedito)

Identità — Héctor Ranea

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Kafka era immerso nello studio della nuova edizione del manuale della sicurezza sul lavoro. Il segretario si avvicinò con una tazza di caffè, inciampò e rovesciò il contenuto, che in parte schizzò verso Kafka, sul tappeto, dove un disegno di uno scarabeo reale si lasciò sfuggire un urlo selvaggiamente acuto. L’immagine gridò che lo ringraziassero del fatto che non si sarebbe mosso da lì.
Senza poter credere a quel che avevano sentito, entrambi si misero a discutere fino a molto tardi sulla capacità di ognuno di essere ventriloquo senza saperlo. Dopo tre pinte di birra, conclusero che nessuno di loro due lo era, e che lo scarafaggio aveva parlato veramente.
L’indomani, Kafka calpestò con forza quell’immagine contornata e riuscì appena a farle emettere un grugnito molto simile allo scricchiolio del pavimento in legno, cosicché non si stupì e proseguì a lavorare al suo manuale.
Quando arrivò alla sezione che trattava degli incendi, iniziò a leggere ad alta voce e udì una risata inconfondibilmente di scarafaggio.
- Non si può uscir fuori da quelle finestre, idiota! Solo uno scarafaggio lo potrebbe fare!
- Sai come sono fatte le uscite di sicurezza dalle finestre?
- Come no! Sono nato scarafaggio. – Ma subito borbottò -. Sebbene non sappia com’è stato che sono nato Gregor Samsa
-E quest’altro chi è? Sei Gregor?
- In persona. Mi partorì mia madre fra mille dolori.
Quando Kafka si svegliò, c'era ancora una mezza pinta di birra nel boccale. Il capo lo stava fissando con una lettera di licenziamento in mano. Mentre si alzava, Kafka si disse che stavolta avrebbe dovuto trovare una buona scusa oppure, per poter vivere, non gli sarebbe restato altro che pubblicare qualcuno di quei suoi romanzi.


Héctor Ranea (Argentina), Identidades

(Tradotto da Breves no tan breves)

Dott. Limortachitua, imbalsamatore specializzato — Héctor Ranea

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Il Dott. Obdulio Limortachitua operava nel suo laboratorio anche se c'era il divieto di farlo. Le circostanze, bisogna pur dirlo, sconsigliavano altrimenti, considerando soprattutto che non c’era verso di perseguirlo. L'imbalsamatore aveva i suoi contatti.
Gli portavano cadaveri da tutte le parti; li aveva classificati in: freschi, semifreschi, secchi e antichi. Con i freschi si doveva dar un bel po' daffare perché coi succhi vitali sporcavano tutto il pavimento, ma per quello, Clodomira, la sua fedele infermiera, gli aveva procurato rotoli di cristallo di polietilene verde bello spesso, proprio come esigeva il manuale della professione. L'imbalsamazione di quelli secchi e antichi , invece, era un gioco da ragazzi per un esperto come lui.
Aveva infatti un curriculum vitae senza macchie. Soltanto una volta ebbe un piccolo problema, un graffio alla mano con un osso ribelle.
La cosa più importante, questo sì, era non dimenticarsi di mettere un crocefisso d'argento a ogni zombi imbalsamato. In caso contrario, i compratori si lamentavano parecchio. Cioè, quelli che sopravvivevano al risveglio dei loro acquisti.


Héctor Ranea (Argentina), Dr. Limortachitua, taxidermista especializado

(Traduzione dell'autore — revisione linguistica: S.V.)

Chiglia — Héctor Ranea

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(Immagine: Nino Seric)


I ragazzi s’imbatterono nella chiglia di un peschereccio. Era rosso ruggine e aveva l’aspetto di una mummia venerabile. La dissotterrarono per venderla al Museo Navale, che era tenuto, per l’appunto, da un pescatore in pensione. Quando gliela consegnarono, il vecchio mormorò qualcosa di malumore e volle che la lasciassero nel cortile e se ne andassero via presto. Li pagò e loro se ne andarono. Quella notte, con difficoltà, trasportò lo scafo alla scogliera e lo buttò in mare. Non sopportava più che la chiglia della nave, persa alla sua prima uscita con la patente da comandante di pescherecci, ogni tanto continuasse a riapparirgli.


Héctor Ranea (Argentina), Quilla

(Traduzione dell'autore — revisione linguistica: S.V.)

Volailles — Héctor Ranea

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Per cominciare prendi il maiale comperato in macelleria e tiragli via tutte le piume mettendolo sotto l’acqua bollente. È fondamentale così che i tuoi invitati non tossiscano con le piume di quei goffi volatili nella gola.

Una volta spennato, il maialino va massaggiato con vino e sale grosso, sia all’interno che all’esterno. Entra, esci, entra, esci, sali e scendi lungo la cotica. Aggiungi un mix di peperoncini capaci di scoppiare come una bomba davanti alla fiamma.

In una scodella avrai già preparato lardo di maiale mescolato con un'abbondante manciata di origano e fogli di Bibbia. Userai quell'amalgama per ungere il santo maiale, ovvero la santa porchetta, dopo la cerimonia del sale.

In ultimo metti l’animale, preferibilmente morto, nel forno ben caldo. Dèdicati a lui per parecchie ore. Devi essere molto paziente, e anche stare all’erta e ben armato, perlomeno di una 32 automatica, nel caso che il maiale volesse uscire dal forno poiché, a volte, i macellai ci rifilano maiali zombi.


Héctor Ranea (Argentina), Volailles

(Pubblicato ne La sonriente cocina de Peloncha, traduzione dell'autore — revisione linguistica: S.V.)

Il potere del tatto — Héctor Ranea

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(Immagine: Halohid)


Mani

Anche se nelle mani le cicatrici e i calli lasciano così poco posto al mondo sensibile, ogni qual volta si posano in certi punti del corpo amato fanno sì che il sangue bolla e gli occhi brillino.


L’altra pelle

Ogni centimetro quadrato di pelle contiene così tanti nervi da farle distinguere due lacrime che la percorrono parallele, a distanza di un bacio, il giorno della partenza.


Calda

Per toccarla, a volta c’era bisogno di guanti così spessi che non avrei saputo dire dentro quale Sole lei avesse posto il suo pensiero.


Freddo

Non c'è niente di più freddo dell’ira.


Rugosità

Lui passa una parte della sua lingua su quei punti in cui la pelle può ancora raggrinzirsi anche se la gioventù mantiene rigoglioso tutto il resto. È allora che si comprende quanto sia prodigioso il senso del tatto.


Héctor Ranea (Argentina), El poder del tacto

(Tratto da 24 Lecciones humildes sobre los sentidos, in Ráfagas, parpadeos — traduzione dell’autore — revisione linguistica: S.V.)

Facciamola finita col rumore! — Héctor Ranea

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(Immagine: Till Nowak)


Gli astronauti arrivarono con tutta l'intenzione di disattivare l'intero armamentario di microfoni, altoparlanti, sintetizzatori e altro, che era stato installato sul monte Olimpo per registrare i movimenti geologici marziani. Per decenni avevano ascoltato rumori simili a cavallette che picchiettavano dentro i microfoni. Quando giunsero lì, videro l'allucinante colazione degli exgetas con i resti di un quadrupede obiton clonato, e allora compresero che cosa gli avevano fatto prima di iniziare a deglutirlo. Però ormai era troppo tardi: gli scudi di supertitanio li avevano lasciati sulla nave.


Héctor Ranea (Argentina), Desactivar el irrequieto

(Tradotto da Químicamente impuro)

Passerella — Héctor Ranea

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La modella cominciò a sfilare uscendo dal doppio sipario, alle sue spalle c’era un nome famoso dell’arte incomparabile dell’Haute Couture. Il vestito décolleté aveva degli svolazzi d’un tessuto moderno che mostrava senza lasciar vedere. Man mano che sfilava, con un incedere che rammentava quello dei cavalli sivigliani, rigida, truccata come una maschera veneziana, era possibile notare che si stava assottigliando a vista d’occhi. A metà della passerella le signore, gli artisti, gli imprenditori che si sbronzavano a bordo palco, si meravigliarono del fatto che la trasparenza del vestito potesse lasciar vedere il suo apparato genitale. Poco più in là, le videro le costole ed i femori. Al termine della camminata, era ormai uno scheletro che avanzava dritto in piedi. Coppe e bottiglie di champagne e vino pregiato andarono in mille pezzi quando si accorsero che non era altri che la Morte. Ma a quel punto tutti si tranquillizzarono, comprendendo che era per la Donzella che la Morte era venuta (1).

(1) Riferimento al Lied di Schubert Der Tod und der Maiden.


Héctor Ranea (Argentina), Pasarela

(Tradotto da Químicamente impuro)

Mappa delle papille gustative — Héctor Ranea

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(Particolare dal film La dolce vita, 1960)


Amaro

“Il retrogusto amaro”, diceva lei, e gli dava in assaggio baci con cui diceva addio, e lui sentiva, con profonda angoscia, che la base della sua lingua man mano moriva.


Salato

Quando si baciarono cominciarono dalle labbra, e fu bello. Esplorandosi i visi trovarono la scia delle lacrime e il loro tepore salato fece sì che esplodesse la punta delle loro lingue. Fece anche spogliare i loro corpi di tutti i vestiti.


Dolce

Decise di tagliarsi la punta della lingua perché mai un altro bacio sarebbe potuto essere come quello che gli aveva lasciato così indelebile sulla lingua la dolce sensazione della fantasia compiuta.

Acerbo

Ahimè! Disintegrerei la colonna centrale della mia lingua per non tornare ad avere in me quell´acerbo, acido sapore di un addio in questa o in altre vite!


Umami (delizioso, buono)

Lambendo certe parti del corpo il sapore di prosciutto appena cominciato, di vino perfetto, di frutta matura come l'essere amato, tutt'e due le loro lingue presero fuoco e quella luce iniziò a splendere sulle nuove proposte che gli stavano nascendo.


Héctor Ranea (Argentina), Mapa de las papilas gustativas

(Da 24 Lecciones humildes sobre los sentidos, pubblicate in Ráfagas, parpadeos, traduzione dell'autore — revisione linguistica: S.V.)