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Due più due uguale X — Esteban Moscarda e Carlos Enrique Saldivar

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Due più due fa quattro. Tuttavia, a volte, in questo mondo, due più due può arrivare a fare seicento o mille milioni. Il Capo è molto lunatico e gli piace imbrogliare, svitare le colonne di alcuni universi, far friggere le teste degli esseri non iniziati.
Il vecchio smise di parlare. Guardava il suo interlocutore con afflizione. Vedeva un futuro complicato. Il giovane disse:
— È così, è un universo di possibilità multiple, ergo, due ha una quantità incommensurabile di valori. Il Capo può fare tutte le modifiche che vuole. È il suo mondo.
— Sarebbe bene se mantenesse un certo ordine nel modificare; lascia enigmi sparsi in tutto il pianeta. I nostri successori si romperanno la testa con così tanto mistero senza soluzione.
— Speriamo che il Capo mantenga il due più due fa quattro per molto tempo.
Improvvisamente entrambi gli Atlantidei furono ricoperti dalle acque, e le loro meditazioni restarono sepolte nelle sabbie dell’oblio.


Esteban Moscarda (Argentina) e Carlos Enrique Saldivar (Perù), Dos más dos igual X

(Tradotto da Químicamente impuro)

Gli dèi non mettono la cintura quando viaggiano nel tempo — Esteban Moscarda e Guillermo Vidal

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Quando ho saputo che gli dèi potevano solcare gli eoni ho voluto essere un dio. Il mio unico desiderio nella vita era conoscere altre ere e, più di tutto, sentire la nausea attraversando e le barriere dei secoli come quando si attraversa un campo di fieno in una calda giornata primaverile.
Non ho mai pensato, tuttavia, che fosse così difficile essere un dio. Non avrei mai immaginato che ci fosse tanta burocrazia sull’Olimpo. Ingombranti e pesanti moduli cartacei solo per essere ricevuto da Hermes. Si presume che sia lui quello che ti gira all’ufficio competente.
─ Manca il timbro, oppure dovrà lavorare negli uffici olimpici evadendo le richieste dei mortali.
─ No!, voglio fare miracoli, sedurre vergini e procreare semidei.
─ Quella vita era prima, adesso c’è una montagna di cause di riconoscimento e assegni . Chiedi a Zeus quanto spende per mantenimenti. Ora lo svago sono i film e le frittelle dolci.


Esteban Moscarda e Guillermo Vidal (Argentina), Los dioses no usan cinturón cuando viajan por el tiempo

(Tradotto da Químicamente impuro)

Degli Eucronidi — Esteban Moscarda

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Gli Eucronidi erano figli di Cronos, il Signore del Tempo. Mere entità di energia cronica, la loro funzione era modificare il corso del Tempo ogni qualvolta un fatto indesiderabile, prodotto dal libero arbitrio umano, sconvolgeva il divenire esistenziale. Il problema era il loro egoismo. Consideravano i cambi di realtà come un capolavoro della loro vanità. Ed è per questo che, in un’occasione, fecero in modo che l’Homo Erectus fosse il maestro della scienza. Dicevano che era un’opera degna di rispetto.


Esteban Moscarda (Argentina), De Los Eucrónidas

(Tradotto da La Titanomaquía II - testo apparso in Minatura, n° 113)

Invasione — Esteban Moscarda

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O
rson Welles penetrò nell’opera di H. G. Wells, aggredì il viaggiatore del tempo e gli rubò la sua macchina. Con quella, di ritorno alla realtà, viaggiò nel futuro, e più precisamente all’11 novembre del 2011 e, dopo aver convinto Ted Turner e Rupert Murdoch che aveva un annuncio molto importante e che doveva comunicarlo alla popolazione attraverso i media, parlò su scala mondiale. Com’è logico, volle ripetere il famoso scherzo ed annunciò, con tono allarmante, che mentre parlava era in corso un’invasione di marziani. Questa volta, ad ogni modo, nessuno gli credette, ma poiché a Dio piace l’ironia – l’ironia è un piatto che va servito freddo, recita un vecchio proverbio divino – ora sì che l’invasione era reale, ora i marziani incendiavano il cielo, le nuvole, i campi, la Terra. Per la precisione, erano i marziani di Wells che si erano insinuati nella realtà per colpa di Orson.
Quando si rese conto della situazione scoppiò a ridere. Pensò: ho solo bisogno di una cinepresa, tutto questo sarà il mio film migliore…


Esteban Moscarda (Argentina), Invasión

(Tradotto da Breves no tan breves)

La Morte ed io — Esteban Moscarda

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(Immagine: Aimee Ketsdever)


Era così bella che già solo l'accenno del suo profumo preannunciava tempeste di ormoni e di sospiri. Era così perfetta che faceva sì che il tempo ristagnasse in una pozza di piacere. La prima volta che la vidi fu in un bar del centro. Stavo mangiando da solo, avevo caldo, infastidito dall’ingombro dei vestiti e dalla fretta. Lei entrò e ogni cosa si trasformò in sensazioni piacevoli: il mondo rinfrescò, i vestiti si fecero più leggeri e il tempo ricalcò la velocità di una lumaca. Le parlai. Mi parlò (il suo discorso catturò i miei neuroni uno per uno e li reinventò). Andammo a casa mia (sì, non mi presentai al lavoro e neppure chiamai per avvertire), facemmo l'amore (il nostro atto sessuale, letteralmente, letteralmente, diede significato al concetto che i mortali chiamano amore) e il nirvana parcheggiò la sua macchina al centro della mia anima.
Ma dopo il sogno, il sogno dolcissimo che seguì a tutta quella pazzia, qualcosa non andò per il verso giusto. Provai paura. La guardai. Il suo viso perfetto, il suo corpo indescrivibile e i suoi occhi di abissi odorosi mi spiazzarono: solo la Morte poteva essere così bella.
— Sei "lei"? — domandai, fra lo stordito e l'impaurito.
— Sì, andiamo? — mi rispose con la melodia di un flauto celestiale.
E lì, in quel momento, nel grigiore della mia stanza, ogni ombra di dubbio o di timore evaporò davanti al suo sorriso d'oro, ai petali della sua pelle. Mi prese la mano e mi portò nel suo mondo, che è una stanza come la mia ma che sta un poco più in là, dietro le pareti della vita. È come qui (voglio dire, come lì); al posto dell'inchiostro uso la cenere per scrivere, e invece di starmene da solo ho l'eternità insieme alla mia Morte personale, l'essere più bello che esista…


Esteban Moscarda (Argentina), La Muerte y yo

(Tradotto da Breves no tan breves)

Esilio — Esteban Moscarda

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(Patricia Van Lubeck, Agaricia Bullio)


La realtà sta cadendo a pezzi. Il caos inizia lentamente a prevalere. Tutto è comiciato con un tramonto con cinque lune, un sole pallido e la terra che si faceva di cotone. Ha proseguito con le persone a trasformarsi in altro, in fate, incentauri, in scorpioni galattici. E sta peggiorando. Ogni giorno che passa diventa più difficile riconoscere le città, le strade, i campi. L'unica possibilità che abbiamo è la fuga. L'unico posto sicuro che rimane è il Sogno. Le ipnonavi sono pronte. Speriamo non sia già troppo tardi.


Esteban Moscarda (Argentina), Exilio

(Tradotto da Químicamente impuro)