Meteorite — Adriana Alarco de Zadra

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Sulla crosta del pianeta cadde un bolide. Gli abitanti del villaggio lo videro nel momento che attraversava il firmamento. L'oggetto lasciò una striscia luminosa nel cielo, mentre all’impatto produsse un movimento tellurico di notevoli proporzioni. Si aprì un varco nella terra e una quantità incredibile di polvere rossa coprì l’ambiente circostante.
La gente locale notò con sorpresa le frane cadere dalla collina adiacente senza alcun controllo. Incolparono del disastro ecologico un meteorite in caduta imprevista, ma ciò non fu mai provato. Cercarono tra le discariche circostanti, tuttavia qualsiasi roccia faceva pensare che fosse diversa da ogni altra vista in precedenza e non riuscirono a mettersi d’accordo.
I contadini pensarono anche che il meteorite avesse prodotto crepe tanto profonde che nessuno avrebbe osato indagare nelle grotte o nelle fenditure così scavate.
─  Forse dei fantasmi spunteranno poi dall'interno di quel "mitologito" caduto dal cielo! ─ si sentiva commentare (1).
Presto il fatto fu dimenticato e le fessure aperte nella periferia del villaggio, tra discariche e cardi, in pochi giorni si riempirono nuovamente di terra, erbacce e pietre portate dal forte vento del pomeriggio.
Qualche tempo dopo, nel buio profondo della notte, fuoriuscì dalla sua tana tra le aperture della roccia spaziale, una piccolissima spora che volò nell'atmosfera della grotta sotterranea dove era capitata. Era un minuscolo pezzo di vita vagante che si spostava in aria attraverso il sito oscuro. Nessuno poteva sapere di lui o riconoscerlo perché era un essere insolito, unico, speciale, inspiegabile.
Poco a poco, l'umidità favorì la sua crescita amorfa e veloce. Cominciò a sembrare un embrione rudimentale che si sviluppò finché poté attaccarsi alle pareti della grotta. Mesi più tardi si arrampicò lentamente verso la luce che percepiva in lontananza, alla fine del tunnel, in superficie. Come una macchia scura scalò la parete avvicinandosi all'uscita del rifugio sotterraneo sotto il bagliore di una luce incredibile e si riversò fuori dall'imboccatura della grotta.
Anche se non aveva nessuna conoscenza di quello che doveva fare, sviluppò l'intuizione e la sensibilità, acquisendo conoscenza dell'atmosfera che lo circondava, cercando di annusare, vedere, toccare e provare. Per trovare il cibo, oltre le sostanze primitive che aveva divorato in profondità, doveva continuare a crescere, a espandersi. Le forme di vita sono infinite, ma questo strano essere fuoriuscito dal metallo di un meteorite caduto dall'alto, visto sotto la luce del sole aveva un aspetto strano, affascinante, inaspettato.
Cresceva a vista d’occhio con una forma irregolare, senza volto, apparendo come un essere mutevole di colore morbido e vibrante. Appena si formarono le budella, gettò liquido viola e si spostò nel nuovo paesaggio. L'atmosfera era riscaldata e proteggeva i suoi sistemi biologici molto meglio del freddo intenso del luogo da dove era venuto. Si sentiva a proprio agio sotto la luce insolita e iniziò la sua attività lenta e scorrevole per trovare ciò che gli era necessario per svilupparsi. Corse lungo le superfici ruvide e morbide, umide e secche. Sul percorso trovò sostanze dolci, amare, acide. Ne assimilò alcune, sputandone via altre e sbarazzandosi di gran parte dalla sua materia originaria che stava diventando spugnosa.
─ Devo sopravvivere! Sono l'unico essere della mia specie rimasto nell’Universo! ─ ripeteva tra sé e sé, nel profondo del suo essere.
Prese il colore del terriccio sopra il quale si muoveva e passò inosservato davanti agli esseri viventi che abitavano il pianeta dove era arrivato dopo la terribile esplosione. Ascoltò il rumore di voci, suoni bizzarri, armonia e dissonanze. Mentre scivolava, percepiva sfumature chiare e scure, umidità e calore, segni, movimento e linfa vitale. Crebbe e sviluppò cartilagini invece di ossa e continuò a espandersi. In questo mondo dove era capitato, cominciò a percepire la pace che lo circondava e sentì di essere felice. Non avvertiva altre esplosioni né vampate infernali o pericoli imminenti.
Potrei finalmente vivere tranquillo, pensò, sviluppando sensi e benessere.
È meraviglioso essere in grado di scoprire nuove idee per sopravvivere. Sono un miracolo vivente, si ripeté.
Così trascorse per un po’ la sua vita amorfa e irregolare, sottraendo umidità e nutrimenti dalla terra. Passò il tempo e, quando già si sentiva parte di questo nuovo universo che lo circondava, si rese conto che un oggetto raccapricciante e aggressivo si avvicinava e inalava il suo odore. Altre volte, per non far scoprire la sua ombra ad altri esseri, si era ristretto, rimpicciolito e nessuno aveva notato il suo corpo mimetizzato. Questo essere, tuttavia, era grande e crudele, vorace e feroce, eppure perspicace. La creatura venuta dallo spazio non era stata veloce nei suoi movimenti e l'aggressore aveva potuto seguirlo, capovolgerlo, leccarlo, esaminarlo e dopo un'attenta analisi, pure inghiottirlo come uno spuntino.
─ Rex! ─ gridò una ragazza cercando il suo cane. ─ Dove hai preso quella spugna? Non dovresti ingoiare oggetti sconosciuti! Anche se sei grande e grosso, potresti avvelenarti! Vieni qua, Rex! Il giorno successivo, il cane era morto. Trovarono il suo scheletro e la sua pelle priva di organi interni. Qualcosa di inconcepibile lo aveva divorato da dentro.
Nessuno poté indovinare che un essere di altri mondi avesse inghiottito chi per primo lo aveva ingoiato. Intanto, una spugna amorfa continuava a crescere in periferia, come una macchia nera in quel posto, dove era caduto un meteorite tempo addietro. Coloro che attraversavano i sentieri nelle vicinanze non erano a conoscenza della relazione fra il meteorite e quella massa informe che abbracciava le pietre del campo e che si avvicinava lentamente verso il movimento, le voci e i rumori, verso le luci sporadiche, con tenacia, ansia e maligne intenzioni di divorarli.
Questo nuovo ambiente domestico fece crescere rapidamente l’essere di un altro mondo, assimilando il potere degli altri che divorava, aspettando di arrivare al momento cruciale di poter procreare e dividersi, mentre radeva al suolo tutto ciò che gli poteva dare energia vitale. Si poteva considerare un essere in espansione. Alla fine aveva scoperto che in questo luogo, dove l’aveva portato il destino, aveva a sua disposizione numerose provvigioni per sfamarsi.
E gioiva della sua buona stella!


Adriana Alarco de Zadra (Perù)

(Traduzione dell’Autrice)

(1) Il racconto nasce da un fatto reale: un meteorite precipitato sulle Ande che le popolazioni locali, storpiando il termine spagnolo, chiamarono “mitologito” (N.d.C.)

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